Testo ed immagini di Luca Panichelli di Tesori Nascosti. Visita il suo blog: tesorinascostiagrofalisco.wordpress.com

 

La Necropoli di Terrano, dove purtroppo ad oggi, nonostante sia considerata una tra le meglio conservate dell’antica Faleri Veteres, gran parte delle tombe non risulta visibile a causa del loro riutilizzo nei secoli come rimesse agricole, per gli animali o attualmente sorgono in proprietà private. Come testimoniato da George Dennis sul proprio diario di viaggio, intorno al 1840, anno in cui lo studioso ebbe modo di visitare il sito, questo si presentava con un gran numero di sepolture ed iscrizioni.

Come già detto in precedenza, attualmente gran parte di ciò che ci viene descritto da George Dennis risulta purtroppo non visibile ad eccezione di alcune sepolture situate sul pianoro del “Castellaccio”, come è anche testimoniato da una ricognizione archeologica effettuata nel 2010-2011, riportata dalla Dott. De Lucia nel libro “Civita Castellana e il suo territorio. Ricognizioni archeologiche e archivistiche.”

Attualmente il sito è situato all’interno di una proprietà privata, ma debbo ammettere che il proprietario si è dimostrato molto più che cortese e disposto nel farci visitare l’area di nostro interesse.

Si può raggiungere il suddetto sito o risalendo dalla forra del Rio purgatorio su di una parete tufacea che dire scoscesa è poco, o, come io stesso ho optato, entrando dalla proprietà privata, naturalmente chiedendo prima il permesso.

Appena arrivato in loco non ho potuto fare a meno di notare lo splendido paesaggio che si apriva davanti ai miei occhi: il forte Sangallo domina il versante opposto della profonda e variopinta forra del Rio Maggiore, e lo scorrere delle sue acque rompe un silenzio quasi idilliaco.

Dopo aver percorso un piccolo sentiero intagliato nella roccia, mi ritrovo così dinnanzi ai resti del cosidetto “Castellaccio” (800-1000 d.C.). Ciò che oggi ne rimane è solamente un muro , costruito con dei mattoni in tufo scanditi da delle strette feritoie poste ad una distanza di circa un paio di metri l’una dall’altra, e dietro le quali i soldati, molto probabilmente, si appostavano per controllare la zona. La disposizione dei mattoni, grezzi alla base ed allineati e ben rifiniti nella parte alta, fanno pensare ad un rifacimento della struttura nel corso dei secoli. Ciò conferma quanto detto in alcuni articoli precedenti, ovvero che molti siti di origine falisca vennero prima abbandonati con l’arrivo dei romani, per poi riessere utilizzati in epoca medievale, dove, vista la loro posizione strategica, risultavano essere centri fortificati naturalamnete da alte pareti tufacee e quindi difficilmente espugnabili.

Lasciataci questa costruzione alle spalle, il sentiero prosegue sul pianoro, in un piccolo bosco di querce.

Sul versante del pianoro che si affaccia sul forte Sangallo, sono presenti tre tombe a camera a circa 5 m di distanza l’una dall’altra ed ancora oggi molto ben conservate.

Gran parte delle tombe presenti in questa necropoli presenta le stesse caratteristiche architettoniche: tutte sono provviste di un breve dromos, una caditoia o sfiatatoio (dal quale fuoriuscivano i gas corporei durante la decomposizione dei defunti, oltre a rappresentare un entrata di emergenza una volta chiusa la tomba) e dei loculi sulle pareti, nei quali venivano deposti i defunti. Al termine della sepoltura la tomba veniva poi chiusa con una enorme pietra ad incastro, come fanno intuire i resti di incanalature solcati nel tufo e posti lateralmente all’ingresso. Questi ipogei hanno tutti una base quadrangolare ed un’altezza di due metri circa, ed ancora oggi sono molto ben conservate nonostante siano riutilizzate per vari scopi nel corso dei secoli. Un ruolo molto importante è stato da loro assunto durante la seconda guerra mondiale, in quanto, come riportato da alcuni abitanti del luogo, vennero utilizzate come riparo per la popolazione durante i bombardamenti.

Altre antiche sepolture, anche queste molto ben conservate sono presenti nella parte interna del pianoro, proprio accanto ad un’antica torre d’avvistamento di origine medievale.

Lasciataci la necropoli alle spalle il cammino prosegue per una piccola radura tra gli alberi. Man mano che si avanza in direzione del ponte clementino, il paesaggio si fa sempre più pittoresco e straordinario: il centro storico di Civita Castellana appare maestoso e dominante sulla forra del Rio Maggiore.

Qualche metro più avanti si giunge sull’estremità del pianoro …..e da qui la vista diviene qualcosa di straordinariamente affascinante ed unico: il protagonista di questo paesaggio è il ponte Clementino (per maggiori informazioni leggere l’articolo precedente: Il ponte Clementino.) che con i suoi 40 m di altezza e 90 di lunghezza sovrasta la profonda e variopinta forra proprio nel punto in cui il Rio Maggiore e Rio Purgatorio si uniscono in un unico corso d’acqua. Il ponte Clementino a Civita Castellana fu costruito nel lontano 1709 per volontà di papa Clemente XI (da cui poi ne è derivato il nome) su progetto dell’architetto romano Filippo Bariggioni.

Questa costruzione fu per l’epoca, e non solo, di grandissima importanza, in quanto consentiva ai cittadini un rapido spostamento con i territori a nord della cittadina. Prima di allora il territorio era “squarciato” in due parti dalla forra del Rio Maggiore ed attraversare questa per il suo fondovalle richiedeva molto tempo ed energie.

Intorno al 1800, quando il fenomeno del Grand Tour era al suo massimo splendore, i numerosissimi viaggiatori, pittori, ed artisti che nel recarsi a Roma attraversavano l’antica cittadina falisca rimanevano meravigliati nell’osservare questa imponente opera di ingegneria stradale che ai tempi misurava 54 metri di altezza ( un vero e proprio record per gli standard di allora) e che offre ancora oggi una vista a 360° sulla rigogliosa e profondissima forra del rio Maggiore, divenendo una vera e propria musa ispiratrice per i pittori di quel tempo.

Originariamente il ponte presentava, oltre ad una torre posta all’estremità nord, due ordini di arcate, otto sopra e quattro sotto. Questa predisposizione però nel 1861 si dimostrò non funzionale, in quanto una piena del sottostante torrente accumulò numerosissimi detriti nelle arcate inferiori della costruzione, provocandone così il cedimento (nella foto sottostante il ponte Clementino prima del 1861. Si possono notare le due file di arcate e l’antica porta di accesso alla città).

Venne così ricostruito ridimensionando l’intera struttura, questa volta con un solo ordine di tre arcate alte circa 30 metri in modo di consentire il normale deflusso di eventuali piene del Rio Maggiore. Ciò portò a gravi difficoltà per la viabilità di allora ed anche lo studioso George Dennis, di passaggio a Civita Castellana in quegli anni fu “costretto” ad attraversare la forra del Rio Maggiore sull’unico ponte fruibile in quel momento, ovvero il ponte di Terrano.
Durante la ricostruzione venne anche eretta una splendida porta sormontata da uno splendido stemma in travertino di Pio IX, demolita poi nel 1911 per consentire il passaggio della tramvia (nella foto sottostante il ponte Clementino dopo la sua ricostruzione del 1861. Si può notare una sola fila di arcate, ed anche l’antica porta della città ben diversa da quella della foto precedente al 1861)


IL PONTE CLEMENTINO OGGI. L’antica porta della città oggi non è più visibile in quanto venne distrutta nel 1911 per il passaggio della tramvia.
Il “castellaccio” attualmente risulta dunque molto ben tenuto e curato. Il sito risulta fruibile ed adatto ad ogni tipo di attività quali fotografia, pittura, ed ogni tipo di escursione Nelle vicinanze è inoltre possibile visitare la forra del Rio Maggiore con la sua mole, il ponte di Terrano e il centro storico di Civita Castellana con il suo Forte Sangallo e il Duomo dei Cosmati.


IL PANORAMA SUL FORTE SANGALLO.

PANORAMA SULLA FORRA DEL RIO MAGGIORE.

LA NECROPOLI SUL COSTONE MERIDIONALE

 


INTERNO DI UNA TOMBA CON VISTA SUL FORTE SANGALLO.

INTERNO DI UNA TOMBA CON LOCULI PARIETALI INTAGLIATI NEL TUFO.

 


INTERNO DI UNA TOMBA DELLA NECROPOLI SUL COSTONE MERIDIONALE.

 


IL SENTIERO SUL PIANORO INTAGLIATO NELLA ROCCIA.

 


MURO FORTIFICATO.

 


MURO FORTIFICATO. PARTE INTERNA.

 


IL SENTIERO SUL PIANORO INTAGLIATO NELLA ROCCIA.

 


IL PANORAMA SUL FORTE SANGALLO.

 


PANORAMA SUL CENTRO STORICO DI CIVITA CASTELLANA.

 


IL PONTE CLEMENTINO OGGI. L’antica porta della città oggi non è più visibile in quanto venne distrutta nel 1911 per il passaggio della tramvia.

 


Interno di una tomba posta accanto alla torre medievale.

 


Interno di una tomba posta accanto alla torre medievale.

 


Interno di una tomba posta accanto alla torre medievale

 


Interno di una tomba accanto alla torre medievale.